Pubblichiamo di seguito l’interrogazione del Consigliere Regionale del PdL Galeazzo Bignami, chissà cosa diranno ora i paladini della “gestione pubblica” dell’acqua?
In questi giorni diversi Comuni stanno affrontando una proposta di modifica dello Statuto mediante il quale si vorrebbe affermare che il Servizio Idrico Integrato è un Servizio privo di rilevanza economica.
La decisione di procedere ad una riforma della normativa di settore dei servizi pubblici locali, riguardante anche il Sistema e la Gestione del Servizio Idrico, deriva dalle infrazioni (ben 13!) che l’Unione Europea ha avviato nei confronti dell’Italia per il mancato adeguamento del quadro legislativo nazionale alle direttive comunitarie in materia.Per questa ragione, il Governo nazionale ha dovuto procedere ad una riforma di tutte le norme in questione, tenendo tuttavia fermi due principi essenziali.Il primo, in ragione del quale le reti (ovvero le infrastrutture) su cui corre l’acqua, erano, sono e rimangono di proprietà pubblica. Vale la pena aggiungere che queste reti oggi sono già utilizzate dai soggetti privati per l’erogazione dell’acqua e che per l’utilizzo di queste reti pagano un congruo canone agli Enti Locali che non risulta abbiano mai rifiutato lo stesso né abbiano mai sollevato il tema della proprietà “privata” dell’acqua, ma al contrario hanno incassato i soldi senza colpo ferire…
In secondo luogo, vale la pena rilevare come oggi il soggetto privato a cui è stata affidata la gestione del servizio dovrebbe trovare un adeguato controllore nell’Agenzia d’Ambito prevista dal Codice dell’Ambiente. Diciamo dovrebbe perché in realtà la Regione Emilia Romagna ha varato con l’emanazione della l.r. 10/2008 una riforma del sistema previsto dal Codice dell’Ambiente con cui si depotenziano gli ATO. Questo si è tradotto di fatto in un favore ai soggetti privati, che oltre a trovarsi in una posizione di vantaggio, oggi sono soggetti a un controllo assai ridotto da parte dell’Agenzia Territoriale Ottimale.Ma questo i Comuni lo sanno bene, visto che spesso i Comuni sono i controllori da un lato, come soci dell’ATO, ma i controllati dall’altro, essendo soci del soggetto gestore, come nel caso di HERA.
Questo va detto non per spirito polemico, ma perché è opportuno chiarire come ci si è comportati sino ad oggi su questo tema, che la sinistra oggi strumentalizza per suscitare timori e paure infondate nella gente.
Una strumentalizzazione che addirittura si vorrebbe consacrare nello Statuto comunale.
Ora, che il Comune intenda procedere alla modifica dello Statuto per affermare principi e petizioni come quelli in discussione, appare davvero eccessivo.
Innanzitutto perché nessuno mette in discussione la pubblicità dell’acqua: né l’Unione Europea, né il Governo Nazionale, né la Regione, né la Provincia.
Quello che Unione Europea, e quindi Governo, Regione e Provincia devono affermare (a meno che il Comune non voglia pagare la sanzione prevista, di qualche milione di euro) è che la gestione del servizio è privata, o meglio, deve essere sottoposta a regime di libera concorrenza, uscendo così da una situazione di monopolio “di fatto” che per ora agevola i soliti noti: vale a dire i soggetti che la sinistra intende tutelare perché scelti dalla sinistra stessa e che ad oggi si qualificano come i detentori delle leve di potere che conosciamo assai bene: Hera, Atc, ecc.
In realtà quindi con questa modificazione statutaria non si intende perseguire alcun interesse pubblico, ma, come sempre, l’interesse di qualche notabile di partito che teme, con l’apertura reale della concorrenza in questo settore, di andare a casa, rendendosi evidente magari la sua incapacità manageriale a fronte di un quadro aperto di reale e libera concorrenza, vale a dire quello che la sinistra teme più di ogni altra cosa perché la costringe a misurarsi sulla qualità e sul merito.
Ciò sotto un profilo politico.
Sotto un profilo giuridico, la modificazione proposta è palesemente illegittima.
L’affermazione contenuta nel nuovo articolo va in contrasto non solo e non tanto contro la modifica dell’art. 23 bis della l. 133/2008, quanto contro ciò che è previsto dalla l.r. 10/08, a cui sopra facevamo accenno, che
testualmente afferma, tra i PRINCIPI GENERALI:
Capo I
Principi e norme generali
Art. 23
Ambito della riforma in materia di servizi pubblici Finalità e obiettivi
1. La presente legge detta norme generali per la riforma dei servizi pubblici locali di rilevanza economica concernenti i servizi:
a) idrico integrato;
Dunque la Regione (quella governata dal PD e da Errani per intenderci) ha recentemente modificato questa norma, sempre perché sollecitata dall’Unione Europea, qualificando la gestione dell’acqua come servizio pubblico locale di rilevanza economica.
Esattamente quello che voi negate con la modifica.
Ora, è vero che lo Statuto del Comune può disciplinare in via primaria, ovvero senza che altre norme siano “più forti” e gerarchicamente sovraordinate, alcuni temi, ma questi attengono l’organizzazione e le funzioni interne all’Ente Locale, come previsto dall’art. 114 della Costituzione. E la Costituzione non è una lampadina che si può accendere solo quando si vuole: o vale sempre, o non vale mai. Questo, per chi si presenta come strenuo difensore della Costituzione, dovrebbe essere ben chiaro.
L’affermazione che si intende inserire nella norma statutaria in questione si pone quindi solennemente contro l’art. 117 della Costituzione, il quale riserva allo Stato e alle Regioni la disciplina di questo tema. In realtà, non è chiaro se lo riservi allo Stato e alle Regioni: su questo punto è stato in effetti sollevato un ricorso dinanzi alla Corte Costituzionale e, a meno che il Consiglio Comunale non intenda svolgere funzioni di Giudice delle Leggi, eviterei di entrare nel merito, visto che comunque, sia che la competenza sia del Governo Nazionale, sia che ricada invece sul Governo Regionale, quel che è certo è che non ricade sul Comune.
Dunque, ci chiedete di votare un atto illegittimo da un lato, e ipocrita dall’altro.
Illegittimo perchè in contrasto con le Direttive Comunitarie, con la Costituzione, le leggi dello Stato e con quelle della Regione. Insomma, un disastro giuridico.
Ipocrita perché quello contro cui voi oggi vi schierate è in realtà stato voluto e votato dal PD in Regione.
Se proprio volete far si che cambi qualcosa, avete tutti gli strumenti per farlo, sia a livello nazionale, coi vostri parlamentari; sia a livello regionale, essendo per voi sufficiente far votare una legge che riformi l’attuale l.r. 10/08; sia a livello comunale, chiedendo che si attivi presso il CAL (il Consiglio delle Autonomie Locali, voluto dalla Regione con la l.r. 13/09 e a cui partecipa un’ampia rappresentanza dei Sindaci anche della nostra Provincia) una valutazione della questione.
Non risulta che abbiate fatto nulla di tutto ciò; però ci chiedete di votare una modifica dello Statuto. Forse per lavarvi la coscienza; forse per far vedere ai “compagni”, che siedono nei vari CdA delle partecipate pubbliche oggi messe in difficoltà da questa riforma, che siete dalla loro parte.
Ecco, dalla loro parte ci siete voi. Non noi. Noi preferiamo stare dalla parte dei cittadini, favorendo una discussione basata sulla verità delle cose, sulle leggi esistenti, sulle competenze assegnate e soprattutto sulla meritocrazia, che costringerà chi oggi gestisce il servizio idrico ad abbassare i prezzi e ad aumentare la qualità: ovvero a fare l’interesse pubblico, quello vero. Altrimenti, andranno a casa.
Avv. Galeazzo Bignami
Vice Presidente Vicario PdL
Gruppo Assembleare PdL
Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna